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Andrea Costantini

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Qualche ricordo climatico…

Pubblicato il 6 luglio 2018

“Ma siamo a giugno, fa freddo!!!”
Periodicamente, all’approssimarsi dell’estate e con i relativi temporali specialmente pomeridiani e serali, sale l’accorato appello volto a comprimere i maglioncini nell’armadio, anche se ormai abbiamo appurato che le temperature medie globali stanno inesorabilmente salendo…

Risulta dunque utile valutare sommariamente alcune peculiarità dell’andamento climatico sulla nostra zona, focalizzando l’attenzione sul vittoriese negli ultimi 10 anni potendo quindi evidenziare le fasi più anomale e gli eventi più macroscopici, a volte anche dannosi per gli effetti sul territorio.

La storica estate del 2003 (finora insuperata nei valori medi sull’intero periodo, ma messa di recente a “repentaglio” da annate sempre più calde) ha sancito una sorta di cambio rispetto al passato, in quanto fasi così estreme e prolungate non erano state registrate (specie a vasta scala, in termini nazionali o europei) nei decenni precedenti, con l’eccezione dell’estate 1983, che culminò con il luglio rovente. La tendenza negli ultimi anni è ad un’accentuazione dei periodi di caldo, o comunque di periodi al di sopra della media trentennale, così che i più brevi periodi freddi sembrano gelidi o insoliti. La percezione quindi è modificata alla radice da una specie di “assuefazione al caldo”; l’anomalia maggiore viene riscontrata sull’aumento delle temperature in particolare dei mesi di maggio e settembre, con il risultato che le fasi calde aumentano di estensione, causando squilibrio a più livelli. In 10 anni le estati “lunghe” sono state registrate nel 2003, 2005, 2006, 2007, 2009, 2011. Fanno eccezione il 2004 (maggio molto fresco e piovoso), il 2008 (settembre fin dai primi giorni spiccatamente autunnale), il 2010 (nella media) e in parte il 2012 (anche se valori sopra i +30°C sono stati rilevati tra 7 e 9 del mese). Le estati del 2013 e 2014 hanno segnato una lieve inversione di tendenza, ma subito, dal 2015, le medie sono risalite ben sopra i valori storici, con picchi notevoli e prolungati, registrati anche a inizio giugno e fine agosto quando tradizionalmente si dovrebbe assistere ad una condizione più mite.

Nel 2004 vi furono due episodi di piena importante del fiume Meschio, a brevissima distanza uno dall’altro: il primo il 7 agosto e il secondo il 12 agosto; a seguito di tali eventi dannosi vennero puliti ampi tratti di alveo, con rafforzamento e innalzamento degli argini. Altri episodi, fortunatamente minori, si sono registrati periodicamente a fronte di temporali intensi sul bacino montano o a pioggia battente per molte ore (tipicamente autunnale).

Citiamo anche le nevicate occorse, invero sempre meno frequenti e di modesta consistenza; il periodo più favorevole avvenne tra 19 febbraio e 3 marzo 2005. In quell’occasione vi furono più eventi con accumuli anche consistenti in pianura (spettacolare fu la breve ma storica tormenta arrivata da est la sera del 27 febbraio, durante un atteso derby Inter-Milan…), e sui colli vittoriesi si arrivò a oltre 50cm di sommatoria nevosa (somma in centimetri dei singoli episodi). Da quell’evento si arriva alla sera di Natale 2008 quando 5-6cm di neve caddero preceduti da lampi e tuoni, fino ad arrivare alle temporanee “spruzzate” dell’inverno scorso. Negli anni successivi gli eventi nevosi non sono stati consistenti ed in genere legati a fasi transitorie. In particolare, dopo il 2013, la neve è risultata ancora più sporadica sul vittoriese, spesso penalizzato da venti di caduta dalle prealpi (che generano un lieve aumento termico della massa d’aria per effetto adiabatico) e da scarse precipitazioni. Il 1° marzo 2018 si è registrata una giornata di ghiaccio (temperatura sotto lo zero per tutte le 24 ore) su buona parte del territorio, associata a debolissime precipitazioni nevose: l’effetto al suolo, specie sulle strade, ricordava paesaggi siberiani con i delicati cristalli di neve trasportati in turbini vorticosi.

Merita un approfondimento anche la grandine, tra i fenomeni più irregolari e per questo meno facilmente “storicizzabili”; il nostro territorio è periodicamente colpito da questi eventi, e quindi non si riuscirebbe a sintetizzare gli eventi in maniera completa se non analizzando l’area con estremo dettaglio. A titolo di esempio va sicuramente citato l’episodio del 27 agosto 2011 che colpì la fascia più prossima ai monti, in particolare la frazione di San Lorenzo dove notevoli furono i danni mentre il 3 agosto 2009 venne particolarmente interessata la fascia più a sud ed in particolare la frazione di San Giacomo di Veglia. In tempi più recenti, l’episodio senz’altro più rilevante si è verificato il 25 giugno 2017, quando una rovinosa grandinata con chicchi di diametro anche superiore ai 5cm colpì diversi quartieri della città, prevalentemente attorno al Centro, apportando danni assai rilevanti. L’evento fu preceduto da giornate molto calde ed umide; al transito di una modesta saccatura in quota, i temporali scatenatesi da sudovest furono portatori di fenomeni estremi, a testimonianza dell’enorme disponibilità di energia in gioco.

Per concludere, soffermiamoci su quello che è il clima di Vittorio Veneto e quali sono le principali caratteristiche: la nostra zona ha una media pluviometrica di 1375mm annui (dati 1931-1962, da “Il clima di Vittorio Veneto”, De Nardi, 1988) e una media di temperatura annua di 13,0°C; i mesi più piovosi sono in genere quelli autunnali e primaverili, ma talora anche quelli estivi possono raccogliere più di 100mm in occasione di temporali intensi o ripetuti. In inverno cade la fase più asciutta e fredda, con qualche episodio nevoso che in media accumula 3-5cm all’anno. Temporali e grandine fanno parte della fenomenologia estiva, e talora possono risultare estremamente rovinosi. Si rileva una sostenuta escursione termica tra inverno ed estate: i valori minimi possono scendere (seppure in limitati e temporanei casi) sotto i -10°C, mentre le massime salgono fino a oltre +35°C. Si può quindi catalogare il clima vittoriese come “temperato umido” secondo la classificazione dei climi di Köppen

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