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Andrea Costantini

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Estate 2018 tra le più calde: continua il trend positivo

Pubblicato il 12 settembre 2018

L’estate meteorologica 2018 si è conclusa, sotto il cielo dei “Ravanéi”, con condizioni di tempo umido e accompagnato da rovesci temporaleschi. Una perturbazione di origine atlantica ha infatti caratterizzato il “passaggio di consegne” con l’ingresso dell’autunno il 1° settembre. Configurazione tipica del periodo.

In questa mappa che rappresenta il campo medio di pressione a livello del mare (mediante linee bianche) e di altezza di geopotenziale a 500 hPa (gradazione di colori) alle ore 06.00Z di sabato 1 settembre, notiamo che sul Nord Italia era attivo un vortice di bassa pressione, foriero di maltempo e annesso (temporaneo) calo termico.

Ricordiamo che, per convenzione, le “stagioni” meteorologiche si suddividono secondo il seguente calendario: la primavera (1º marzo – 31 maggio), l’estate (1º giugno – 31 agosto), l’autunno (1º settembre – 30 novembre) e l’inverno (1º dicembre – 28/29 febbraio). Le analisi climatiche identificano pertanto periodi di tre mesi, scostandosi di circa 20 giorni rispetto alle stagioni astronomiche.

Al termine di ciascuna stagione, i dati costantemente misurati e trasmessi dalle migliaia di stazioni meteorologiche al suolo, boe oceanografiche, navi, aerei e soprattutto scansioni satellitari, vengono convogliati ed elaborati al fine di identificare le anomalie termiche e pluviometriche (si tratta dei parametri più rilevanti e di immediata confrontabilità rispetto ad un data set predefinito). Diversi centri di ricerca (sia in Italia che all’estero) emettono successivamente i risultati di tali elaborazioni, permettendo agli utenti anche non specialistici di accedere e consultare i dati sia numericamente che graficamente.

Trattandosi di analisi climatiche, le mappe disponibili sono di solito riferite a territori geograficamente piuttosto vasti, ad esempio l’Italia o l’Europa intera; vediamo di seguito due esempi inerenti rispettivamente le anomalie termiche e pluviometriche, calcolate su un dataset di riferimento trentennale, sia per l’Italia a luglio dal CNR-ISMAR che in agosto a livello europeo a cura del NOAA (Climate Prediction Center)

Risulta evidente che, sia in luglio che in agosto, l’anomalia termica positiva ha caratterizzato diffusamente sia l’Italia che l’Europa, con limitatissime e modeste eccezioni. Ad ottobre sarà disponibile l’elaborazione completa dei tre mesi estivi a livello europeo che sarà utilizzata come riferimento finale delle anomalie della stagione 2018.

Focalizzando l’attenzione sul più limitato spazio della Marca Trevigiana, possiamo dire che la caratteristica saliente dell’estate appena conclusa è probabilmente la persistenza di temperature sopra la media, più o meno marcatamente, senza le periodiche massicce interruzioni che, fino a 15-20 anni fa, caratterizzavano le stagioni estive sulle nostre zone. Irruzioni di aria fredda di estrazione artica sono in grado di abbassare per più giorni i livelli termometrici, contribuendo a “limare” le medie complessive; ebbene, quest’anno abbiamo rilevato una costanza di anomalie positive (con brevi eccezioni a fine giugno e fine agosto), accompagnate (specie tra giugno e luglio) da frequenti eventi temporaleschi. Non si è trattato quindi di una stagione siccitosa, e la frequente nuvolosità notturna associata all’alto tasso di umidità ha contribuito a mantenere elevante anche i valori minimi.

Sono esplicativi i grafici dei valori estremi diurni della stazione amatoriale in zona Emisfero; la continuità della serie storica locale, cominciata a fine dicembre 2010, è garantita dalla stazione Davis Vantage Pro 2 e tutti i dati sono disponibili a questo indirizzo.  Da qualche mese è attiva anche una nuova stazione amatoriale (Vantage Vue) situata a San Giacomo; la minor influenza delle brezze notturne (tipiche di notti serene) garantisce temperature minime generalmente più basse rispetto alle stazioni poste più a nord, anche se la conformazione dello “schermo solare” utilizzato da questo modello di stazione non è idoneo a misure termometriche a norma, essendo troppo piccolo e permettendo a parte della radiazione riflessa dal terreno di essere captata dal sensore. Tuttavia, sebbene con queste piccole incongruenze termometriche, anche questa stazione permette di osservare i principali parametri atmosferici. Dati in tempo reale a questo indirizzo e archivio mensile disponibile qui (l’utente può scegliere i mesi e le diverse elaborazioni grafiche a corredo, anche arrivando a visualizzare il singolo parametro come l’umidità relativa o la velocità del vento)

 

Numerose sono state le evidenze, a livello europeo, delle anomalie che hanno caratterizzato il tempo dei tre mesi estivi; siccità record su alcuni stati come Gran Bretagna, Irlanda e parte dell’Europa centrale, valori termici prossimi a 50°C tra Spagna e Portogallo, incendi devastanti con decine di vittime in Grecia… accanto a questi segnali “forti” vi è la contemporanea “morte”, quasi silenziosa, dei ghiacciai alpini (e, più in generale, dell’intera criosfera terrestre). Invito ad approfondire l’argomento leggendo l’articolo emesso dalla Società Meteorologica Italiana – Nimbus che da oltre 25 anni monitora, con le opportune tecniche glaciologiche, il bilancio di massa di un ghiacciaio rappresentativo delle Alpi occidentali (i cui risultati si possono estendere, sebbene con alcune eccezioni, all’intera catena montuosa).

In definitiva, il riscaldamento globale continua a produrre effetti sia a piccola che grande scala, e la percezione comune che “fa caldo” si sta ormai perdendo: è la solita storia della rana nella tinozza dell’acqua calda…

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