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Andrea Costantini

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Piovosità eccezionale: novembre entra negli annali

Pubblicato il 23 Dicembre 2019

Il calendario ci dice che a breve sarà Natale, ma il tempo atmosferico non sembra curarsene; a partire da inizio novembre abbiamo osservato un susseguirsi di perturbazioni oceaniche, accompagnate da aria molto mite ed umida di origine mediterranea, e la totale assenza di irruzioni di aria fredda dalle alte latitudini.

Gli effetti sul territorio sono ben riassunti dal comunicato Arpa Veneto emesso il 30 novembre, in relazione all’eccezionalità degli accumuli piovosi: “In novembre sono caduti mediamente sul Veneto 333 mm di precipitazione; la media del periodo 1994- 2018 è di 133 mm (mediana 119 mm) […] Questo è il mese con i maggiori apporti pluviometrici sul Veneto dall’inizio delle osservazioni di ARPAV (1992)”. Anche dicembre, specie con le più recenti precipitazioni (dopo i 650-800mm del mese precedente, a dicembre si sono già accumulati valori superiori a 200-250mm sulle zone del Cansiglio, come provano i dati dei monitoraggi in zona, tra cui la stazione posta alla “Casera Le Rotte” con dati pubblici su www.piancansigliometeowebcam.it), ha continuato il “trend” di novembre, aggiungendo anche le temperature molto superiori alla norma: solo poche e sporadiche gelate sono state rilevate attorno al 3-7 dicembre e la prima modesta nevicata stagionale sulle Prealpi il 13 è stata velocemente dilavata dalle recenti ed abbondanti piogge associate ad un flusso molto caldo di scirocco (massime tra 14 e 18°C in pianura il 18 dicembre).

Nel video seguente, preso dal canale Youtube della Webcam Pian Cansiglio osserviamo la veloce sparizione del manto nevoso nell’atmosfera umida e insolitamente mite che ha caratterizzato i giorni scorsi.

Sopra i 2300-2500m, il manto nevoso sulle Dolomiti (dati ArpaV) ha progressivamente assunto spessori rilevanti e talvolta eccezionali, specie in ambito glaciale, garantendo un ottimo fondo di base per la prossima stagione estiva; un apparente controsenso che è però spiegabile dal fatto che, con l’aumento delle temperature, aumenta anche la capacità delle masse d’aria di contenere vapore acqueo: temperature più alte significano maggiori apporti pluviometrici e nivometrici ma con quota neve sempre più alta e accumuli talora distruttivi concentrati in poche ore o giorni.

Al tempo stesso, sebbene gli accumuli nivometrici possano aumentare alle quote più alte e dare maggiore alimentazione ai ghiacciai durante l’inverno, l’andamento meteorologico estivo degli ultimi 25-20 anni (con perduranti fasi di temperature eccezionalmente elevate, assenza di irruzioni fredde, estensione del caldo ai mesi di maggio e settembre etc) vanifica quasi sempre gli effetti positivi delle nevicate e porta all’aumento della fusione complessiva, con riduzione drastica del “capitale” glaciale disponibile. Tali fenomeni sono pienamente inquadrati all’interno degli scenari di aumento termico incessante, discussi anche alla recente “COP25” tenutasi a Madrid (dove purtroppo hanno ancora una volta prevalso gli interessi economici delle grandi potenze detentrici delle maggiori risorse di combustibili fossili), da cui è emerso che il divario di emissioni nel 2030 rispetto alla traiettoria necessaria per stare entro i 2°C (Accordo di Parigi, 2015), dai 15 miliardi di tonnellate di CO2 del 2015 è salito a 19 miliardi di tCO2. Di questo passo, il mondo rischia di surriscaldarsi ben più velocemente e con effetti ampiamente più imprevedibili e dannosi per il pianeta e tutti i suoi abitanti, insieme all’aumento dei costi economici.

Nel frattempo il mese di dicembre terminerà con un modesto afflusso di aria più fredda e secca da nord che sarà più avvertito tra 29 e 30, prima di un nuovo aumento specie in quota, mentre persisterà l’inversione termica nei bassi strati. Non sono previste nuove precipitazioni almeno fino ai primi giorni del nuovo anno.

A tutti i lettori vanno i miei ringraziamenti per l’interesse dimostrato nei confronti di questo sito che cerca, con i propri limiti, di divulgare e trasmettere informazioni scientifiche vere, dimostrate, con fonti certificate e inerenti l’attualità meteorologica così come l’evoluzione climatica sul territorio, con un occhio attento anche alla scala mondiale.

Buone feste!

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